OFF-SCALE: GIGANTISMO E DESIGN

Gigantismo e Design nell’età contemporanea

Come Gigantismo e design si correlano nell’ambito della grafica pubblicitaria, delle installazioni artistiche e dell’architettura nell’era postmoderna; approfondiamone alcuni aspetti:

L’ uomo ha creato attorno a sé un sistema complesso di proporzioni che lo inducono a considerarsi il centro dell’universo. Questo è certamente riscontrabile se si pensa alle civiltà egizie e mesopotamiche, che svilupparono un sistema antropomorfico, cioè relazionato alla lunghezza di alcune parti del corpo. Dito, palmo, spanna, cubito, etc. possono considerarsi le prime standardizzazioni comunemente adottate dall’ uomo civilizzato.

Analoga considerazione può essere fatta sul sistema romano o fiorentino, nel quale il braccio è utilizzato come elemento modulare nelle planimetrie e negli alzati degli edifici.

Nei primi del Novecento, Le Corbusier sulle fondamenta gettate da Leonardo Da Vinci, ha cercato di ricondurre le esigenze di un’architettura razionalista alla scala umana nel celebre modulor , che enfatizza la sezione aurea prospettando l’avvento di una macchina da abitare, ossia la casa.

Per quanto riguarda il Design e la pubblicità?

Nel campo del design, della tecnologia digitale e meccanica, e dell’arte in generale, si sta assistendo sempre più a una perdita della dimensione umana. Il riferimento col quale ci si relaziona non è l’individuo, ma la massa di individui, in una società liquida che consuma velocemente.

Molti fattori intervengono nel processo che conduce ad una bulimia del percepito. L’osservatore distratto dai mille input provenienti da ciò che lo circondano, ha sviluppato una sorta di abitudine ad essi, ai colori delle insegne, al frastuono della città congestionata, ai continui messaggi aziendali a volte volutamente subliminali, che hanno bisogno di una esasperazione dello stimolo per esserne attratto.

Un esempio sono i maxi cartelloni pubblicitari che irrompono irrispettosi nei centri storici, sui palazzi in cantiere, sugli autobus e sulle macchine dei privati, sulle insegne delle grandi firme d’abbigliamento o dei fast food, e che invadono anche il mondo virtuale del web con banner formato gigante.

Roma, Villa Borghese
Villa borghese

Come megafoni altisonanti permettono di far prevalere la propria voce sulle altre, e vanno a completare la schiera di armamenti che corazzano le strategie di marketing.

Dispositivi elettronici e meccanici.

Altro aspetto riguardante la dimensione scalare è quella degli oggetti più diffusi del design, come le automobili o i cellulari.

Questi ultimi, nati per assolvere la semplice funzione del telefonare, sono ora strumenti tuttofare. Inoltre, essi hanno dato inizio a una prima corsa al rimpicciolimento, per tornare poi a dilatarsi al fine di ospitare schermi sempre più grandi e interattivi, o tastiere più maneggevoli e veloci da usare.

Gli stessi Suv incuranti delle risorse fossili del pianeta, si ergono sulle nostre teste pronti a scalare le montagne, forti delle loro centinaia di cavalli, ma relegati piuttosto a girovagare semivuoti e a passo d’asino per le vie trafficate dei centri cittadini.

papera
baracca celebrata in Learning from Las Vegas, Robert Venturi

Ma il fenomeno dell’ off-scale non riguarda solamente il commerciale, dove si richiede visibilità o primati indiscussi per vendere, ma si diffonde anche nell’ambiente culturale, echeggiando forse all’arte Pop.

Gli artisti contemporanei devono conquistarsi un posto in un ambiente sempre più affollato.

Devono fare concorrenza alle onnipresenti immagini dei media e della pubblicità, alle metropoli e ai grattacieli. Impossibile non citare al riguardo le opere iperrealiste di Ron Mueck, che ci trasporta in mondi di uomini e donne giganti, seppur colti nei momenti di maggior debolezza, a dispetto delle loro dimensioni.

In questo caso, scalare significa aggiungere dettagli poco visibili in una dimensione reale, ed il supporto della tecnica degli effetti speciali cinematografici permettono all’artista risultati dal realismo eccelso.

Installazione di Ron Mueck
Ron Mueck , iper realismo e gigantismo

Lo spagnolo Jaime Hayòn, realizza nel 2007 per Bisazza un pinocchio gigante al salone del mobile di Milano, richiamando il tema della favola e dell’onirico nel campo dell’arredo e Florentijn Hofman.

Ispirato al mondo dei giocattoli propone una serie di pupazzi fuori scala come installazioni urbane trasportabili dal forte impatto spiazzante, come le Rubber Ducks sparse per i canali fluviali di molte città.

Jaime Hayon
Jaime Hayòn, realizzazione del 2007

Difficile esprimere un giudizio sulla qualità di questi manufatti, che possono in alcuni casi ricordare i ben meno considerati carri allegorici , ma ciò che ci interessa, è lo spaesamento che essi sono in grado di generare in chi li osserva.

Non ci troviamo di fronte ad opere visibili a tutto tondo, d’un sol colpo, come un dipinto, ma dobbiamo scrutarle da più punti di vista, aggirarle, percorrerle, come un monumento, e d’altronde quella è la sua dimensione. Spesso rappresentano ciò che conosciamo, ma che non abbiamo mai visto con gli occhi di un essere piccolissimo,e ci invitano alla partecipazione del rapporto proporzionale con esse.

Non siamo noi che dominiamo il contesto, come un architetto domina e manipola il suo plastico, ma siamo dominati, schiacciati dal gigante, che ci sublima forse perché inconsciamente ci spaventa, come un monte innevato, o la vastità dell’oceano.

A differenza delle forme classiche di gigantismo (partenone, colosseo, piramide..) cambiano i fini e gli strumenti.

L’opera non è fatta per durare, né per rappresentare il fasto e la magnificenza di chi è rappresentato, ma essendo spesso costruita in materiali plastici e di scarsa longevità, è effimera e provocatoria.

Essa esiste per trasmettere il suo messaggio e per scomparire velocemente, per essere ricordata anche solo in formato fotografico, si spera , gigante.

Danilo Rinaldi

Architetto professionista e pittore dilettante.

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