Il gioco dell’architetto

Casa sulla cascata, Lego, Frank Lloyd Wright

Il gioco dell’architetto inteso come primario luogo di formazione , didattico e creativo al tempo stesso.

Friedrich Fröbel, pedagogista tedesco vissuto a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, era convinto che il gioco fosse una espressione formativa ed educativa di altissimo valore, soprattutto negli anni della scuola d’ infanzia.

Lo stesso Frank Lloyd Wright, nel suo ultimo decennio di vita, ammetteva di essere in debito coi “giochi” di mattoncini coi quali la madre l’aveva indotto ad imparare le basi della geometria e del disegno (seguendo le teorie di Fröbel), favorendo e sviluppando in lui una sensibilità particolare per le forme che hanno fondato le basi per l’architettura moderna.

Ciò premesso, cerchiamo di capire come anche gli architetti e gli ingegneri più conosciuti siano stati influenzati dal gioco o da altre realtà ludiche, insegnandoci come sia auspicabile a volte non prendersi troppo sul serio.


Mattoncini

Probabilmente i mattoncini utilizzati dall’architetto americano avevano un aspetto simile a questo, ma quanti di noi hanno giocato coi classici Lego, o continuano a farlo anche in età avanzata?

L’immagine di copertina evidenzia come i mattoncini siano i più indicati per realizzare modelli dalle forme squadrate e regolari, tipiche del modernismo.


Castelli di sabbia

Il gioco estivo per eccellenza, non solo ci fa sognare di diventare provetti costruttori, spesso ci fa capire quanto sia delicato l’equilibro tra ciò che sta su, e ciò che crolla miseramente al soffio di una brezza marina. Che abbia ispirato l’espressionismo di Gaudì e il plasticismo del tedesco Erich Mendelsohn nella sua torre Einstein?


Meccano

Il Meccano, superato il livello base del mattoncino Lego, i più arditi possono confrontarsi col puro strutturalismo del telaio in metallo incernierato.

james may meccano bridge

Ispirazioni cinematografiche

Che spesso le archistar non si prendano sul serio lo capiamo da queste immagini eloquenti:

Rem Koolhaas e OMA si ispirano evidentemente al cinema di fanta-scienza dimostrando di essere dei fan di Star Wars.


A dimostrazione che il gioco è una cosa seria, diversi modellatori 3D sfruttano motori in tempo reale (vedi Unreal Engine) notoriamente utilizzato in numerosi videogames in commercio.

L’ innovazione sta nel fatto che il progetto è direttamente visitabile “passeggiando” all’interno del modello architettonico, con vette di realismo in continua evoluzione che arrivano fino alla realtà aumentata dai visori VR e simili.


Origami architecture

Gli origami hanno influenzato alcuni linguaggi di architettura basati sul “folding”, ovvero la piegatura, ispirandosi a correnti filosofiche (vedi Gilles Deleuze) e generando architettura pungenti e dinamiche, al limite dell’ informe ed in contrasto assoluto con il classicismo accademico.


Fine dei giochi: Conclusioni

Il postmodernismo, il gigantismo, l’architettura Disney di Frank Gehry e la crisi dei valori del ventesimo secolo, giustificano l’ architettura di icona, riconoscibile anche se spesso antiestetica, basata sulla distonia delle forme o dall’inserimento di elementi fuori scala con il contesto che lo ospita. Una cosa è certa, è decisamente liberatoria per il progettista, che si libera dagli schemi universalmente accettati per giocare con le forme e con la materia.

Danilo Rinaldi

Architetto professionista e pittore dilettante.

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